Il paziente inglese
Quando c’è una missione da compiere, dicono gli anglosassoni, ci sono tre alternative: lead, follow or get out of the way. La nostra classe politica ha un obiettivo molto chiaro: portare il paese fuori dalla crisi. Quale strada intende imboccare? A giudicare dal modo in cui si è impantanato il dibattito pubblico nelle ultime settimane, per ora si è imposta una “quarta via” tutta italiana: chiacchierare.
10 AGO 20

Quando c’è una missione da compiere, dicono gli anglosassoni, ci sono tre alternative: lead, follow or get out of the way. La nostra classe politica ha un obiettivo molto chiaro: portare il paese fuori dalla crisi. Quale strada intende imboccare? A giudicare dal modo in cui si è impantanato il dibattito pubblico nelle ultime settimane, per ora si è imposta una “quarta via” tutta italiana: chiacchierare. Così, sembra che i grandi temi siano ora spendere soldi che non ci sono, covando illusioni sulla chiusura dell’infrazione comunitaria per deficit eccessivo, ora scontrarsi tignosamente su partite simbolicamente importanti ma sostanzialmente marginali, come l’Iva e l’Imu, un gioco che vale complessivamente 6 miliardi di euro rispetto a un montante di spesa annua da 800 miliardi. Ecco, nell’apparente impossibilità di spostare meno di un euro su 100 nel bilancio pubblico sta tutta la nostra piccineria. Eppure, non mancano – se solo li si volesse cercare – esempi di maggiore coraggio.
Il governo britannico di David Cameron sta scommettendo su manovre rivoluzionarie, pur avendo un rapporto tra debito e pil relativamente contenuto (89 per cento nel 2012, contro il nostro 126 per cento). E’ di questi giorni l’annuncio del ministro delle Poste, Michael Fallon, sulla prossima privatizzazione di Royal Mail, l’ultimo colosso pubblico inglese che vale tra i 2 e i 3 miliardi di sterline. Contemporaneamente, il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, ha rivelato un pacchetto di tagli del valore di 11,5 miliardi di sterline, che include il taglio degli stipendi pubblici e la rimozione di ogni automatismo nel loro aumento in funzione dell’anzianità di servizio. Non sappiamo se Londra riuscirà a portare a termine un piano tanto ambizioso, ma è incoraggiante che il piano ci sia, sia dettagliato e che sia l’oggetto di una battaglia politica. Per la stessa ragione, è deprimente osservare che noi siamo vittime della sindrome del museo: prestare estrema attenzione a spostare anche solo un granello di polvere, per timore che qualcosa possa cambiare. “Wait and see” è un lusso che non possiamo permetterci, come ci ha ricordato tra gli altri Standard & Poor’s. Allora, che vuole fare il governo Letta: prendere gagliardamente la guida, accodarsi all’Europa snocciolando il rosario della ripresa trainata dall’export, oppure togliersi di mezzo?